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Creazione di valore e M&A con Giuseppe Grasso

  • 20 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Come misurare il valore della tua azienda, crescere per acquisizioni e aprire il capitale senza perdersi — con uno dei maggiori esperti italiani di M&A per le PMI.



Se gestisci un’azienda e ti concentri principalmente su fatturato, margini e utile netto, questa puntata di Hike Up Conversations è fatta per te. Perché c’è un linguaggio che molti imprenditori e CEO di PMI non parlano ancora — il linguaggio del valore — e impararlo può cambiare radicalmente il modo in cui guidi la tua azienda e le decisioni strategiche che prendi.


In questo episodio abbiamo ospitato Giuseppe Grasso, Amministratore Delegato di Equita Mid Cap Advisory e socio del gruppo Equita, con oltre 30 anni di esperienza nell’advisory finanziario per imprenditori italiani. Giuseppe non parla solo da esperto: è lui stesso un imprenditore che ha fondato, fatto crescere e poi integrato in un gruppo più grande la propria boutique di M&A. Sa cosa vuol dire stare dall’altra parte del tavolo.


Con lui abbiamo esplorato tre grandi temi: come si misura e si crea valore in un’azienda, come si affronta un processo di acquisizione in modo strutturato, e come l’apertura del capitale — troppo spesso vista come una resa — può invece essere la leva più potente per portare la propria azienda oltre i propri limiti.


La formula del valore che ogni imprenditore dovrebbe conoscere


Giuseppe parte da una constatazione semplice: i bilanci non bastano. Il fatturato è vanità, l’utile netto è manipolabile, la cassa da sola non racconta il futuro. Il vero strumento è la formula del valore: EBITDA moltiplicato per un multiplo, meno il debito finanziario netto. Tre variabili che, lavorate insieme nel tempo, permettono di misurare in modo oggettivo se un’azienda sta davvero creando o distruggendo valore.


L’obiettivo che Giuseppe indica come benchmark per le aziende eccellenti è chiaro: raddoppiare il valore ogni cinque anni, pari a un rendimento del 15% annuo sui capitali investiti. Non perché sia un traguardo irraggiungibile, ma perché è il minimo per giustificare il rischio d’impresa rispetto ad alternative di investimento più semplici e liquide. E per raggiungerlo non serve rivoluzionare tutto: bastano piccoli miglioramenti coordinati su redditività, posizionamento competitivo e gestione del debito.


Crescere per acquisizioni: le tre macro-fasi e gli errori da evitare


Molte PMI vogliono crescere per linee esterne ma raramente ci riescono. Giuseppe individua tre fasi fondamentali: avere chiaro il perché dell’acquisizione (integrazione verticale, espansione geografica o acquisizione di tecnologia/know-how), costruire una pipeline strutturata di target con l’aiuto di un advisor, e affrontare la trattativa con la mentalità giusta.


Su quest’ultimo punto arriva uno dei concetti più originali della conversazione: da acquirente, devi prima saperti vendere. L’imprenditore che vuole cedere non cerca solo un compratore, cerca qualcuno che realizzi il suo sogno e si prenda cura della sua “tribù” — le persone che hanno fatto funzionare l’azienda. Chi sottovaluta questo aspetto culturale si ritrova ad aver comprato, come dice Giuseppe, “un pugno di mosche.”


Apertura del capitale: non una resa, ma una leva di crescita


La cessione di quote o l’ingresso di un fondo di private equity vengono spesso vissuti con diffidenza o addirittura come una sconfitta. Giuseppe ribalta completamente questa prospettiva: se ben costruita, un’apertura del capitale è uno degli strumenti più potenti per portare un’azienda a uno stadio di crescita che da soli non si potrebbe raggiungere.


Un fondo di private equity porta capitali, accelera la managerializzazione, introduce governance professionale e sa fare acquisizioni in tutto il mondo. E il modello più diffuso — cedere il 70% e reinvestire il 30% — permette all’imprenditore di mettere al sicuro il patrimonio costruito e continuare a correre con il resto, spesso moltiplicandolo ulteriormente nel giro di cinque anni. La chiave, come per ogni operazione di M&A, è scegliere il partner giusto attraverso un processo strutturato — non andare da soli al primo fondo disponibile.



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